giovedì 15 luglio 2010

Pubblicato il libro "Lampi di Luce - Foto-storia di un secolo del "Volo dell'Angelo" a cura di Raffaele Blasi

PATERNO – E’ stato pubblicato in questi giorni il libro “Lampi di Luce – Foto-storia di un secolo del “Volo dell’Angelo” a Paterno” a cura di Raffaele Blasi e con Prefazione di Gianmichele Laino. Un libro che parla, con molte immagini e poche parole, al cuore di tutti i Paternesi, scandendo, con toccanti istantanee, attimi di introspettiva e partecipata vita comunitaria. L’autore, con tatto e sensibilità, ci propone un viaggio recondito tra memoria e ritualità, tra tradizione e folclore, tra realtà immanente e spiritualità. Una sorta di “taccuino documentale”, reale testimonianza di un’esperienza collettiva che appartiene alla storia concreta di un’intera collettività. Un libro di ricerca, conclusione fedele di un lavoro minuto e ricco di fissazione di dati oggettivi ritrovati e riuniti minuziosamente dall’autore, che racconta la storia religiosa, liturgica, politica ed istituzionale del piccolo centro valligiano. Una cronistoria dettagliata che ruota attorno al momento di più spiccata qualificazione spirituale comunitaria: il rito del “Volo dell’Angelo” o del “Calo dell’Angelo”, il secolare atto collettivo di fede che si perpetua ogni 16 luglio a conclusione della processione che porta la statua della Madonna del Carmelo per le strade di Paterno. Un toccante e grande rito collettivo nel quale è possibile notare l’affermazione emotiva, tesa e fideistica dell’umanità, di una coscienza collettiva che, nella solidarietà di gruppo, vaga alla ricerca di un’assicurazione, quella di garantirsi l’allontanamento dagli incubi, dai timori e dalle incertezze. Per incanto, ma certamente come prodotto di atto di profonda fede, si va a cogliere il senso puro di una gestualità collettiva che non conosce diversificazioni sociali e che si inserisce nei canoni inequivoci di una religiosità popolare intessuta di significazioni mediatrici e di espressioni religiose che hanno come oggetto e soggetto attivo il popolo. In questo storico e ricorrete avvenimento, a cadenza annuale, è dato cogliere quell’autentico atto di fede popolare costruito, prevalentemente, di una forma spontanea ma sentita, e talvolta sofferta sul piano affettivo-sentimentale, di religiosità che, sfuggendo alla logica razionale della modernità temporale, afferma il modello lucano della cancellazione dei principi illuministici a difesa dell’autentico archetipo socio-culturale-religioso. Un atto di assoluta fede e riconoscenza che nasce da un’autentica devozione nei confronti della Madonna del Carmelo che trova origine nella miracolosa intercessione della Santa Vergine che, nel lontano 1857, salvò il suo popolo dalle conseguenze del disastrosissimo sisma, rendendolo orgoglioso della sua forza e della sua grandezza. Un patto di reciprocità che unisce il protettore, depositario di un mandato di protezione comunitario e collettivo, ed il protetto, debole ed indifeso. Ecco, allora, che gli onori tributati dal popolo alla Madre del Carmelo, il 16 luglio di ogni anno, assolvono ad una sorta di “pegno”popolare. Espressione tangibile di questa sorta di patto e dell’amorevole protezione accordata dalla Vergine del Carmelo al popolo è, appunto, il rito collettivo della discesa, del “Calo” dell’Angelo. In questo atto di incarnazione, che vede in Paterno uno dei pochi luoghi dove ancora si conserva intatto ed immutato, il popolo non solo intende cogliere momenti di ringraziamento alla Madonna per la protezione accordata durante l’anno ma soprattutto una forma catrtico-purificatrice dello spirito dell’intera comunità. In nome della collettività l’Angelo recita la preghiera di ringraziamento e di invocazione suddivisa, secondo i canoni tradizionali, in cinque atti o cinque tappe. In ognuna delle tappe l’Angelo offre, come da consuetudine, in nome del popolo pentito e purificato nello spirito, cinque diversi simboli della Chiesa che, ancora oggi, rappresentano l’unità dello spirito popolare credente nella simbologia liturgica.

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