mercoledì 23 giugno 2010

La libertà di stampa... Non è banale parlarne

L’articolo 21 della nostra “sacra” Costituzione recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (…)”. Sembra proprio che, con la famigerata “Legge Bavaglio”, si voglia attentare (consuetudine del nostro tempo politico) ai dettami della nostra Norma Suprema, alle fondamenta ed ai fondamenti della pace sociale di una democrazia sempre più formale che sostanziale. La libertà di stampa, storicamente, storiograficamente e sociologicamente, ha rappresentato e rappresenta uno tra i principali “termometri” del grado di democrazia presente in un Paese. Poco tempo fa, Reporter sens frontière ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. L'Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. Secondo quanto affermato, poi, dal Rapporto “Freedom of the Press 2009” di Freedom House, Organizzazione non profit statunitense, Paesi come Italia, Israele e Taiwan sono passati dallo status di “Paesi liberi” a quello di ”Paesi parzialmente liberi” e questo peggioramento dimostrerebbe che “anche democrazie consolidate con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà”. In particolare, l'Italia è stata declassata in virtù “di limitazioni imposte dalla legislazione, per l'aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell'estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media”, come si legge nel comunicato dell'Ong. Il Rapporto annuale del 2010, offrendo un quadro più allarmante, classifica l'Italia al settantaduesimo posto, insieme a Benin, Hong Kong e India. L’Italia verrebbe dietro, tanto per citare alcuni dei Paesi che ci precedono, a Nazioni come Tonga, la Slovenia, il Mali, l'Uruguay, la Lettonia, il Cile. Nell'Europa Occidentale l'Italia è al ventiquattresimo posto, seguita solo dalla Turchia. Da un paio di anni l’Italia risulta essere l’unico Paese “partly free” dell’Europa Occidentale sotto il profilo della libertà di stampa. Un giudizio dovuto, si legge nel comunicato di Freedom House, “ai crescenti tentativi del governo di interferire con le politiche editoriali”, soprattutto per quel che riguarda le emittenti televisive. Il grave punto debole dell'Italia, ad avviso della Ong, sarebbe da ricercare nella concentrazione delle emittenti televisive possedute o fortemente influenzate dal Premier. Ad intorbidire ulteriormente il già tempestato rapporto tra custodi, guardiani, garanti e sentinelle della verità e della libera, incondizionata diffusione della stessa e gli alfieri appartenenti alle lobbies del potere e della censura, ha contribuito il “Decreto sulle Intercettazioni” che rischia di minare la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini di essere informati. Un testo dall’impianto proibizionista e punitivo che ritiene di esercitare una pesante censura sull’informazione, anche, se non soprattutto, su quella amatoriale e dei blog, ultima vera frontiera credibile della libera espressione del pensiero. Se la “Legge Bavaglio” fosse stata già in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte, né avrebbe consentito alla Magistratura di intervenire massicciamente ed efficacemente su illegalità diffusa e su scandali come quelli che hanno attanagliato la Sanità o la Finanza. Dietro il bieco pretesto di voler legittimamente tutelare la privacy, si vuole, in realtà, imporre, con l’arroganza ed il decisionismo, un pericoloso regime di opacità e segreto. In un Paese che ha l’ambizione ed il desiderio di dover tutelare e conservare le proprie pulsioni democratiche e libertarie, le libertà costituzionali non dovrebbero essere asservite alle mire verticistiche di alcuna maggioranza. “Posso non essere affatto d’accordo con la tua idea, ma mi batterò affinchè tu possa esprimerla”, sosteneva giustamente Voltaire. Purtroppo, nonostante il progresso abbia arricchito anche il Sapere, di politici illuminati e di politiche illuminate in Italia sembra esserci una devastante penuria.

Nuario Fortunato

Fonte: Rivivere - Giugno 2010

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